La capitale del Roero
Di Franco Piccinelli

Quietamente orgogliosa, culturalmente aperta, la città vanta importanti architetture come la Casa Traversa, la Chiesa di Sant'Andrea disegnata da Gian Lorenzo Bernini e il Palazzo di Città, ribattezzato il "piccolo Carignano".

Santuario della Madonna dei Fiori



Il santuario della Madonna dei Fiori fu eretto nel posto dove - secondo la tradizione - apparve la Madonna. Qui, dopo la sua scomparsa, le siepi fiorirono, nonostante l'inverno rigido.



Credo che Bra, più ancora di Alba debba rallegrarsi della rimossa ipotesi di costituire una provincia comprendente entrambe le città con i rispettivi territori: perchè, sia pure a nomi abbinati, il vero capoluogo finisce per essere uno solo, ramificando le gelosie che già esistono tra esse, e di sicuro non commetto un azzardo nel vedervi Bra in condizione di sudditanza, e Alba in lotta costante per rafforzare la propria egemonia. Adesso invece, l'una e l'altra, godono d'un rango maggiore, sono capitali, Alba delle Langhe e Bra del Roero, un territorio, quest'ultimo, di denominazione piuttosto recente anche se di identificazione antica, per omogeneità di cultura storica e fors'anche etnica, e di coltura rurale bene armonizzata con lo sviluppo industriale.

panarama di Bra

In questa veduta panoramica di Bra spiccano la cupola e il campanile della chiesa di San Giovanni Battista, una delle opere più interessanti della città. Di notevole pregio architettonico sono anche la Casa Traversa e il Palazzo di Città.



Bra, senza vocale accentata, da Braida, termine con cui si contrassegnavano i vigneti a filari larghi per seminarvi il grano, e di origine meno antica di Alba. Forse al vagire del secondo millennio per iniziativa degli abitanti della vicina e illustre Pollenzo, fu roccaforte dei bellicosi De Brayda di parte guelfa, passò quindi sotto il dominio di Asti ghibellina, degli Angioini, dei Visconti, degli Orléans. Venne conquistata da Emanuele Filiberto nel 1552 e sette anni dopo si unì al Piemonte sabaudo con il Trattato Cateau Cambrésis, rimanendo fedelissima all'allora Casa ducale. Lo documenta, fra i tanti, il seguente episodio: saccheggiata dalle truppe di La Feuillade che impose alla città una penale di trentamila lire piemontesi (e per metterle insieme si fusero argenti di case e chiese, le campane, i paioli di rame), non appena seppe che Vittorio Amedeo II e il principe Eugenio stavano per marciare su Torino assediata dai francesi, inviò tutti gli uomini validi a dar loro manforte. E siccome, specie in tempi di fame autentica, un fisico ben nutrito risponde meglio persino agli ideali, li dotò di "una sommata di vino, dugento rationi bianche di pane, e rubbi tre di fommaggio, per animarli maggiommente al regio servitio".

panarama di Bra


Sulla scenografica Piazza del Municipio, con il monumento dedicato a S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, si affacciano il Palazzo Comunale, la Chiesa di S. Andrea e Palazzo Garrone.



Bra, quietamente orgogliosa e vivace, culturalmente aperta, laica e religiosa, influenzata dagli andamenti climatici secondo la caratteristica della provincia italiana, e per certi versi ancora simile al modello tracciatone da Giovanni Arpino: "Nei giorni più chiusi dell'inverno, Bra è vuota come un paese di cento anime. L'aria fine, scendendo dalla collina, fa mulinelli agli angoli delle strade, i tetti della città sono neri, un raro accenno di passeggio prima di sera, poi, appena è buio, le campane espandono rintocchi gelati che si odono chiari dalla piazza del Municipio ai giardini della stazione". Ma questo quarant'anni fa, quando di due mesi in due mesi si susseguivano nelle sue monumentali caserme migliaia di reclute alpine, spaurite nelle prime libere uscite e quindi subito alla ricerca del tepore di osterie che gli riportassero l'atmosfera del paese che sembrava perduto per sempre. Non ci sono più le caserme, anzi, le hanno funzionalizzate diversamente. E non c'è più il noviziato della Congregazione di Don Orione nella frazione Bandito, ora ingranditasi fino a formare un tutt'uno con la città, il cui nome non ha ascendenze brigantesche, ma è memoria di una grande e coatta immigrazione lombarda al tempo del dominio dei Visconti. Gli Orionini erano ospitati in un grosso palazzo che fu dei conti Moffa di Lisio, meglio noto con il nome "Millemosche". C'è sempre a Bra, invece, il grato ricordo di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, l'apostolo della carità viscerale che qui nacque, e c'è la basilica della Madonna dei Fiori, in barocco modernizzato, con il vecchio santuario eretto nel luogo dove la Madonna, nel 1336, secondo la tradizione apparve a una giovane minacciata nella sua illibatezza e la liberò dai mercenari che l'insidiavano: e (quando la Vergine scomparve, le siepi brulle (era il 29 dicembre) fiorirono nonostante il gelido inverno, un prodigio che abitualmente si rinnova.

panarama di Bra




Palazzo Traversa, una delle opere architettoniche più importanti di Bra, deve il suo nome alla famiglia che ne fu proprietaria tra l'Ottocento e il Novecento. In realtà il palazzo venne costruito nel XV secolo dalla famiglia dei Malabayla.



Bra architettonica, con la Casa Traversa che ne è l'edificio più antico con la chiesa di Sant'Andrea su disegno di Gian Lorenzo Bernini, con il palazzo di Città, ribattezzato "Piccolo Carignano" per le caratteristiche del suo corpo centrale. E poi un rincorrersi di luoghi sacri, di Arciconfraternite, di palazzi prevalentemente barocchi di antica signoria. Quindi il famoso museo di storia naturale intitolato ai fratelli Craveri che l'istituirono, e un piccolo museo di storia e d'arte, promosso dallo storico Euclide Milano. Ancora: la Zizola, una formidabile rotonda con cupola e belvedere che domina Bra e la pianura cuneese dai 365 metri dell'antica cittadella di Rocca Ponteria. Pressoché tramontata è l'industria conciaria, che diede benessere e lustro alla città, in virtù della straordinaria abilità; appunto dei conciapelle, degli "afaitur" in dialetto, uniti in un'antica corporazione. Ma l'intraprendenza dei braidesi ha presto riconvertito il settore industriale, con stabilimenti metalmeccanici, chimici, dell'abbigliamento, del legno, con aziende vinicole di ottimo nome, con caseifici d'eccellenza dai quali viene il gustosissimo formaggio Bra, con multiformi attività alimentari.

panarama di Bra






Bra, situata sull'ultimo lembo a meridione della pianura torinese, conserva un notevole numero di chiese. Nella foto, la facciata e il campanile di San Giovanni Battista.



Un turismo enogastronomico in continua ascesa, così come è per l'hinterland cittadino e per l'intero Roero, con i tartufi autunnali a guarnire i piatti d'antica ricetta, i funghi, la selvaggina, la mitica e conviviale bagna cauda. E una grande tradizione sportiva nel pallone elastico, disciplina difficile e dai grandi entusiasmi, tipica del Piemonte e della Liguria, ora in fase espansiva dopo anni di sonnolenza. Uno sferisterio a Bra sarebbe il segno che i sapori della civiltà contadina vecchia e nuova non sono dimenticati.

Franco Piccinelli, giornalista e scrittore
Tratto dalla rivista: Arrivederci -Alitalia


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